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Questione di metodi
L'incontro con il master svedese Griffiths ripropone il solito quesito: meglio il metodo italiano?
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di Fulvio Pugliese (Preparatore Atletico)

Premesso che per noi passione e lavoro, come appare ovvio, si mescolano, agli eventi come quello di Fiuggi abbiamo avuto l’opportunità di conoscere nuovi amici e rivederne di vecchi.
Stavolta vi voglio parlare di un nuovo amico, che ho veramente apprezzato per disponibilità, gentilezza e cordialità: Matthew Griffiths, master svedese, che ci ha deliziato con la sua presenza... anzi personalmente, assieme al nostro direttore Giuseppe Lodia, ho potuto pedalare al suo fianco sul palco del Palasport!

La class, un high endurance, è stata condotta per gran parte sui pedali, fra standing flat e standing climb, con un range di pulsazioni cardiache prefissato raggiunto perfettamente; il conduttore della class è sceso spesso dalla bike per darci la mano, addirittura è sceso fra il pubblico che pedalava a parlare, chiedere e incoraggiare (esclusivamente in inglese) ed i “pedalatori” hanno apprezzato, lo si notava dall’entusiasmo… nonostante ciò ci ha stupito l’impostazione della class: 40 e più minuti sui pedali con pezzi musicali anche ad oltre 130 rpm, che naturalmente nessuno di noi si è sognato di pedalare a quei ritmi.
D
opo un primo momento di confusione, ho notato che tutti sul palco stavamo pedalando ad un ritmo interno, che non rispecchiava le battute musicali (vi sfido a fare il contrario), mentre fra il pubblico si notavano ritmi diversi, personali. Ognuno insomma con il suo “carico”, la sua “velocita”, correndo sul pezzo musicale ma senza seguirne le battute.
Non era la prima volta che vedevamo questo tipo di conduzione, ovviamente ci ha spiazzato anche questa volta.

Ora, personalmente non trovo nulla di tecnicamente sbagliato in questo, solo non è il mio modo di interpretare l’indoor cycling.
Credo (non si finisce mai di imparare) che il metodo seguito da Matthew si possa definire metodo Inglese e si avvicini molto a quello Americano, mentre il modo di interpretare le class in Italia mi sembra profondamente diverso, dove le battute musicali sono usate per dare un impronta alla class che tutti seguono, potendo scegliere soltanto la “resistenza” da impiegare.
Non mi sento per tanto di affermare che un metodo sia migliore dell’altro, ma solo che siano profondamente diversi, qualcosa a cui nel nostro paese non siamo abituati.
Non mi hanno convinto nemmeno i pezzi musicali, ma qui è difficile per chiunque: infatti, Antonio Cassini, il nostro ricercatore musicale è talmente bravo ed apprezzato che la musica a cui siamo abituati è sempre la più nuova ed entusiasmante!

Un ringraziamento va ovviamente a questo capace e squisito Master Svedese che dopo aver condotto le sue class è sceso in mezzo al pubblico, anzi si messo nell’ultima fila a pedalare come un matto dimostrandoci la passione che alleggia in questo ragazzo per il cycling; lo incontreremo se ne avremo la possibilità, ancora volentieri, ci ha aperto nuovi orizzonti che ora ci sono difficili da apprezzare pienamente, ma nel futuro... chissà...

Speciale SFA CONVENTION

 


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