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L'editoriale
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a cura di Fulvio Pugliese

LE STRADE DELL'INDOOR CYCLING
FUTURO E PROSPETTIVE DI UNA DISCIPLINA SPECIALE

Ho girato e rigirato senza sapere dove andare... , così cantava Claudio Baglioni molti anni orsono, ed in fondo è quello che ho fatto io alla Fiera del fitness di Rimini, tra padiglioni strabordanti di gente e di suoni più o meno musicali, alla ricerca di quello che sarà o potrebbe essere futuro dell'indoor cycling.

Per la verità ho trovato anche lo spinning... eh sì, perchè ora bisogna stare attenti a non mescolare una realtà con un'altra, WBN fa spinning, gli altri indoor cycling, anche se a me, sinceramente, poco importa come si chiama o come si debba definire la passione che coinvolge tutti noi malati del pedale virtuale.
A me importa soprattutto il futuro, e le prospettive di questa disciplina, che, per il momento, in Italia sembra non conoscere flessioni, nonostante le note e recenti vicende.

Mi sono soffermato a dare un'occhiata a tutti gli stands ed ovunque ho visto classi piene, tanta gente vogliosa di pedalare, coinvolgimento, entusiasmo, e questo è sicuramente un buon segno, un ottimo segno, soprattutto all'indomani di chi, più di una volta, aveva etichettato l'indoor cycling come la passione di un momento, destinata a svanire come tutte le mode.
Anche lo spettacolo non è mancato, anche se spesso povero di contenuti e di concretezza: è vero, si trattava di una fiera e non di una sala spinning, ma, devo ammetterlo, da tecnico avrei preferito vedere anche delle classi diverse.
Per semplicità mi soffermo solo sui metodi più conosciuti:

Prima su tutti, la WBN, che quest'anno andava in scena con la quinta edizione dello Spinning Day, kermesse annuale che raccoglie in 4 giorni tutti gli appassionati del pedale, e che quest'anno, abbandonata l'atmosfera familiare del Piccolo Paradiso, si svolgeva all'interno della Fiera.
Qui inevitabilmente colpivano i grandi numeri, che riconfermano lo spinning con la r senza ombra di dubbio al n° 1 nel panorama indoor, per quantità di persone, scene d'euforia, grandi file per entrare e partecipare alle classi.
Evento nell'evento il mitico Johnny G., che tuttavia ha deluso un po' con i suoi jumps a rpm folli e i suoi gesti strani e a tratti quasi inconsulti, non proprio da tutti condivisi.
Come in tutte le cose, accanto agli entusiasti, che per onor di cronaca sono stati comunque molti, non possiamo non registrare gli altri che, sicuramente meno coinvolti dalle stranezze d'oltreoceano, hanno deciso di scendere dalla bike ed andarsene in cerca di alternative valide e altrettanto importanti.
Onestamente questa sterzata della WBN verso la totale adesione al concetto freedom to ride mi ha lasciato comunque un po' perplesso e pieno di domande: cosa succederà ora nelle nostre classi, gli istructor che cosa insegneranno ai loro allievi, e questi ultimi cosa pretenderanno dai loro istruttori? jumps a 140, classi con jumps da 45 minuti, magari tutti ad un tempo? Insomma, sembrerebbe che si voglia gettare quanto di buono è stato insegnato in questi anni, compromettendo contemporaneamente anche la preparazione delle nuove leve... peccato, perchè alla WBN gli uomini giusti non mancano di certo, nè tantomeno mancano le possibilità di mantenere lo spinning in Italia il migliore del mondo, come lo è stato fino ad ora.

Fra le alternative, prime fra tutte non può che essere la Schwinn, che quest'anno ha deciso di non portare bike, palco, ospiti etc., ma solo un sobrio stand con gli attrezzi da loro prodotti, fra cui, la nuova bike ( che molto presto testeremo e ve ne renderemo conto sulle nostre pagine, nella rubrica dedicata), e alcuni dei loro elmenti di punta, come Gabriele Cestra e Monica Bjorn, pronti e disponibili a illustrare e commentare con gli appassionati il nuovo progetto d'indoor cycling.
Certo, essendo agli inizi, non potrà contare immediatamente sui grossi numeri, ma la comprovata qualità tecnica e la competenza indubbia dei suoi elementi, non può che promettere bene.

Un esempio vivente del felice connubio qualità tecnica pur con numeri ridotti è invece sicuramente RACE, altra realtà del settore.
Questi, rimanendo con i piedi per terra, hanno portato a Rimini il Demo Team, gente qualificata ed entusiasta che mi ha piacevolmente sorpreso (limitatamente giacché li conoscevo già) per l'accuratezza e la semplicità delle class proposte, chiedendo quanti pedalavano anche su strada, dando indicazioni sul tipo di class e sulle similitudini fra i due tipi di cycling, indoor e outdoor, non andando mai sopra alle righe, senza risparmiare consigli agli istruttori che stavano pedalando assieme agli allievi.
Interessante anche l'uso frequente di termini ciclistici, che poco si sentono nelle classi d'indoor, ma che dovrebbero a mio avviso far parte ormai di questo mondo, in fondo le due discipline sono le due facce della stessa medaglia.

Queste naturalmente le realtà più rappresentative: molte altre, già presenti a Rimini con i loro stands e le loro class, si stanno affacciando in questo mondo, e presto ne sentirete parlare, soprattutto seguendo Spininside nel prossimo futuro.

Concludo dicendo che, da sempre, non credo nelle aziende, ma credo negli uomini: credo che ci siano in Italia uomini (e donne) validi sotto l'aspetto tecnico e didattico, che possono e devono far molto per il popolo dell' indoor cycling, indipendentemente dall'azienda a cui appartengono, indipendentemente dal datore di lavoro.
Due sono i nomi che possono rappresentare, per estensione, il concetto che voglio esprimere, e sono Gabriele Cestra e Corrado de Gennaro, ieri sotto lo stesso tetto, oggi separati ma pur sempre amici. L'immagine di un indoor cycling che, pur nelle diversità del metodo e delle aziende, rimane serio, tecnico, professionale e sicuro, accomunandoci tutti, indipendentemente dalla bike su cui pedaliamo, senza troppo spettacolo e primi attori.


 

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