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La patologia da micro traumatismo e sovraccarico funzionale
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a cura di Leonardo Zullo (Terapista della riabilitazione)


Eccoci giunti dopo aver trattato più o meno nello specifico le varie patologie, i vari aspetti della prevenzione da traumi nell'indoor cycling all'argomento, se vogliamo, più importante, che è sicuramente il cardine di tutto il lavoro finora svolto sulla traumatologia: microtraumatismo ripetuto nel tempo e sovraccarico funzionale.
Cercando di dare una definizione di questi due aspetti, sia da un punto di vista biomeccanico sia traumatologico, premetto che molti autori spesso li fanno coincidere in un'unica sequela della traumatologia.
Tuttavia facendo un'osservazione più attenta ci si accorge che certamente possono essere influenzati a vicenda e coincidere in un unico quadro patologico, ma che possono essere anche individuati singolarmente in un'atleta.

Definizione

La ripetizione esasperata e continua nel tempo di alcuni gesti sportivi può comportare la comparsa di una specifica patologia.
Per quanto riguarda il concetto di sovraccarico funzionale avremo un gesto sportivo nel quale l'atleta è costretto ad espletare un atto motorio finalistico con un carico non più funzionale, pur trattandosi di una persona allenata (sollevamento pesi, etc.); questo sovraccarico può anche coincidere con una prestazione talmente esasperata (eccessiva velocità con scarso controllo) e soprattutto prolungata nel tempo, tale da provocare il sommarsi di una serie pressoché infinita di traumi di minima entità che, alla distanza, evidenzieranno un quadro patologico specifico da micro traumatismo ripetuto nel tempo.
Possono essere interessate quasi tutte le varie strutture dell'apparato locomotore, ma quelle più frequentemente colpite sono quelle tendinee soprattutto nel loro punto di collegamento con il tessuto osseo (tanto che ulteriore sinonimo della patologia è quello di "patologia inserzionale"), le cartilagini articolari e l'osso.
La caratteristica tipica di questa patologia è che la maggior parte dei quadri patologici, derivando appunto dalla ripetizione di un gesto specifico, hanno sedi e manifestazioni tipiche per ogni sport (gomito per il tennista, spalla per il lanciatore, ginocchia e caviglie nell'indoor cycling, etc.).

Classificazione

La classificazione è stata stilata sia in base alle strutture interessate sia alla sede di lesione (modificato da "Traumatologia dello sport" di V. Candela - S. Dragoni).

In base alle strutture

Tendinopatie:
· Peritendiniti
· Tendinosi
· Tenosinoviti ipertrofiche
· Tendinopatie inserzionali
· Rotture sottocutanee
Patologia cartilaginea:
· Erosione delle cartilagini articolari
· Artrosi
Patologia ossea:
· Fratture da stress

In base alla sede dell'insorgenza

· Patologia della cuffia dei rotatori della spalla
· Tendinopatie del gomito e dei flesso-estensori del polso e della mano
· Sindrome retto-adduttoria (pubalgia)
· Tendinopatia rotulea e del quadricipite
· Tendinopatia achillea
· Fascite plantare
· Metatarsalgia
· Fratture da stress

Cause e concause

I fattori scatenanti la patologia sono diversi, alcuni predisponesti e favorenti (cause), altri aggravanti (concause) sulla patologia già conclamata.

Tra le cause se ne riconoscono fondamentalmente due e sono strettamente collegate da un punto di vista biomeccanico al gesto atletico specifico dello sport praticato:
Intensità: coincide con il carico atletico di lavoro che deve essere sufficientemente intenso per innescare il meccanismo patogenetico. Quindi eccessivo peso sollevato, eccessiva velocità del singolo gesto (lancio del disco).
Frequenza: coincide con la sommazione e ripetizione dello stesso gesto atletico che deve essere ripetuto numerose volte sia all'interno della singola seduta di allenamento sia nel ciclo di vari allenamenti.
Quindi intensità e frequenza sono gli elementi per eccellenza scatenanti la patologia.

Le concause possono essere intrinseche, cioè correlate alle caratteristiche dell'atleta o estrinseche cioè in relazione a fattori esterni.

Intrinseche

Difetti di assialità: non sono altro che difetti di un segmento scheletrico come un ginocchio varo o valgo o un aumento o riduzione delle normali curve fisiologiche del rachide, questi possono comportare un'eccessiva distribuzione del carico solo su determinati segmenti cioè in modo asimmetrico.
Dismetrie degli arti inferiori: una differenza di lunghezza tra un'arto e l'altro di almeno 10-15 mm comporta una non corretta distribuzione del carico (ad esmpio nella corsa o nella pedalata) con conseguenti possibili tendinopatie a vari livelli.
Squilibri muscolari tra gruppi flessori ed estensori: ogni articolazione riesce ad avere articolarità cioè movimento grazie all'azione di gruppi muscolari sia flessori sia estensori della stessa; la caviglia si estende per azione del tricipite surale e si flette per azione del tibiale anteriore e flessori dorsali delle dita.
Una scarsa azione del flessori sugli estensori provoca uno squilibrio con un tricipite surale che si rilascia a fatica, per cui alla lunga il tendine d'achille ne soffrirà.
Il risultato è il frutto di uno squilibrio della forza tra gruppi muscolari agonisti e antagonisti dato da errori di allenamento o anche da patologie specifiche.
Gesto atletico "non fisiologico": di solito o per errore nell'esecuzione del gesto atletico (atleta non adeguatamente allenato o inesperto) o perché il gesto stesso viene estremizzato alla ricerca ogni volta di una performance migliore.
L'età: negli atleti maturi è frequente la comparsa della patologia sia per la sommazione del gesto atletico nel corso degli anni di attività sia perché le strutture inserzionali sono meno resistenti ai carichi ripetuti ed hanno una minore capacità di recupero.

Estrinseche

Allenamento non corretto: carichi non bilanciati, errata periodizzazione, recupero insufficiente.
Materiali ed attrezzi non idonei: materiale di piste o palestre troppo rigidi o troppo elastici, terreni dei campi troppo pesanti in inverno o troppo secchi in estate, attrezzi non adatti in assoluto o relativamente alla morfologia dell'atleta (ad esempio il telaio di una bike non adatto al soggetto o con regolazioni non adeguate).


Sintomatologia e diagnosi

Il sintomo principale è il dolore che insorge durante l'esecuzione ripetuta del gesto atletico.
Successivamente lo stesso dolore può insorgere durante i normali movimenti della vita quotidiana fino a presentarsi, a seguito della sua cronicizzazione, anche a riposo.
A tal proposito, fondamentale è la diagnosi precoce di competenza medico-specialistica che si basa su uno studio biomeccanico del gesto atletico e dei carichi d'allenamento.
Fatta la diagnosi s'impone un periodo di riposo funzionale della parte colpita associando fisioterapia.
La prevenzione si realizza agendo proprio sugli elementi che provocano la patologia, sottolineando soprattutto l'importanza di un buon livello di condizionamento muscolare da effettuarsi rigorosamente con i pesi per migliorarne l'efficienza e la forza prima di intraprendere con impegno una disciplina come l'indoor cycling.

Fonti: The Web, "La patologia da sovraccarico funzionale" - Medicina dello Sport - A.U.S.L. Rimini.

 

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