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Patologia articolare, muscolare, tendinea in ambito sportivo
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a cura di Leonardo Zullo (Terapista della Riabilitazione)

Apriamo questo mese un nuovo capitolo della traumatologia, analizzando i traumi, la prevenzione e le cure a livello articolare, muscolare e tendineo.
La pratica sportiva non è immune da questi problemi proprio perché spesso queste strutture sono seriamente impegnate durante il gesto sportivo specifico; inoltre occorre sottolineare che queste problematiche interessano ormai anche il mondo del fitness, sempre più specialistico e ad altissimo livello, dove i praticanti rasentano attitudini semi professionistiche.


PATOLOGIA ARTICOLARE

Il trattamento di un trauma articolare, in ambito sportivo, può essere medico, ortopedico o chirurgico: l'indicazione varia a seconda della gravità del danno e dei bisogni funzionali dello sportivo.
La riabilitazione è un elemento essenziale che si integra nel programma generale proprio per la sua straordinaria importanza nel recupero funzionale del soggetto.

La scelta terapeutica deve tener conto di diversi dati:

Bilancio lesionale in riferimento al distretto anatomico.
Rottura di legamenti, qual è il ruolo di questi legamenti per l'articolazione interessata, se si tratta di un articolazione ponderale (portante, cioè che subisce il carico contro la forza di gravità = articolazioni dell'arto inferiore).

Bisogni del paziente e il livello di allenamento dello sportivo
Dato più soggettivo che ci permette di determinare le finalità del trattamento.

Il risultato di quest'analisi porta alla scelta del piano terapeutico. Il carattere soggettivo di alcuni parametri, così come la difficoltà di stabilire un bilancio lesionale preciso, spiegano la variabilità di queste indicazioni.

L'articolazione di uno sportivo va considerata in movimento cioè da un punto di vista dinamico; a sua volta la dinamica articolare è assicurata dall'azione muscolare associata all'azione della capsula articolare e dei legamenti che ne garantiscono la stabilità.
I legamenti e la capsula, (tendini compresi) svolgono un ruolo fondamentale per la stabilità articolare sia passiva sia attiva.
Questo controllo si realizza grazie alla presenza di recettori propriocettivi e nocicettivi che inviano informazioni di tipo diverso: di tensione durante un movimento forzato, durante movimenti di velocità, di accelerazione, etc. a strutture midollari e sopramidollari determinando una risposta riflessa muscolare realizzando così un comando motorio appropriato per controllare i movimenti.
In caso di lesione, è possibile un'azione vicariante da parte di altri recettori (tendinei), che però risulta diversa e meno efficace (ad esempio aumentano i tempi di latenza).


LESIONI NELLA PRATICA SPORTIVA

Nella pratica sportiva le lesioni articolari fanno direttamente riferimento al tipo di sport praticato: avremo quindi che in alcuni sport saranno maggiormente a rischio certe articolazioni piuttosto che altre.
La gravità della lesione può variare dai casi più benigni (semplice distensione) a quelli più gravi (fratture articolari e lussazioni).

- Distorsione benigna = stiramento legamentoso e capsulare senza rottura;
- Distorsione di grado medio = strappo di qualche fibra legamentosa;
- Distorsione grave = rottura della capsula e dei legamenti;
- Incidente acuto articolare può al pari dei microtraumatismi ripetuti, determinare lesioni osteocondrali e condrali;
- Sublussazioni articolari post-traumatiche;
- Lussazioni, acute e croniche favorite quest'ultime da una lassità legamentosa e capsulare;
- Fratture.


MECCANISMO TRAUMATICO

E' buona norma ricercare il meccanismo che ha causato il trauma, capire se si tratta di un trauma diretto o indiretto.
Infatti nel primo caso la ricerca va effettuata a livello locale, mentre per il secondo caso la ricerca si orienta ad esempio per il ginocchio su i due compartimenti esterno e interno.
Quindi dalla ricostruzione del meccanismo scatenante è più facile riconoscere il danno e conseguentemente impostare il tipo d'intervento più idoneo.


I SEGNI

Sono i classici segni del processo infiammatorio che maggiormente si evidenzia in fase acuta: dolore, gonfiore (edema o ematoma), rossore (aumentato apporto ematico), limitata o assente funzionalità in più si associano i segni specifici delle strutture interessate, quali cartilagini, legamenti, menischi, etc.

L'esame clinico e gli esami complementari sono di competenza medica.


TRATTAMENTO, EVOLUZIONE E PREVENZIONE

Trattamento

Come sopra accennato il trattamento varia a seconda di alcuni elementi: gravità del danno e bisogni funzionali dello sportivo.
In ogni caso sia senza sia con intervento chirurgico si procede a un periodo di totale o parziale immobilizzazione per concedere ai tempi fisiologici di riparazione di fare il loro dovere.
Solo dopo questo periodo e su specifica indicazione medico specialistica che si servirà di un nuovo esame clinico e una nuova serie di esami complementari (radiografie, TAC, risonanza magnetica, ecografia, etc.) inizia il programma riabilitativo.
La riabilitazione per uno sportivo spesso rappresenta una salvezza oltre che per il recupero funzionale specifico anche da un punto di vista psicologico ed emotivo.
L'obiettivo è il recupero della funzione lesa permettendo all'atleta di tornare all'attività praticata, per un professionista il tutto assume livelli d'importanza straordinaria in quanto questo recupero dovrà essere totale al 100%!
Un atto motorio specialistico, quindi finalizzato, si avvale di una serie infinita di contrazioni muscolari modulate, di continui aggiustamenti che si realizzano grazie ad un obiettivo da raggiungere e a tutte quelle informazioni che i recettori articolari periferici inviano continuamente al sistema nervoso centrale.
Quindi per effettuare un recupero ottimale è fondamentale lavorare su questi due elementi: obiettivo motorio e attivazione dei recettori periferici.
In riabilitazione esiste una tecnica specifica che si pone di lavorare su questi elementi, l'Esercizio Terapeutico Conoscitivo: Esercizio perché si tratta di una serie di esercitazioni ripetute, Terapeutico perché ha la finalità di curare quindi azione terapeutica, Conoscitivo perché le esercitazioni hanno sempre un obiettivo finalistico da raggiungere, cioè l'atto motorio richiesto va svolto in funzione di una conoscenza, riconoscere superfici ruvide, lisce, calde, fredde, riconoscere diverse altezze sotto la pianta del piede esercitando la flessione del ginocchio, riconoscere diversi livelli di carico su due bilance.
Il tutto viene eseguito con l'ausilio della vista per la prima conoscenza dell'obiettivo e nelle successive esercitazioni a occhi chiusi andando ad esercitare e attivare i recettori periferici.
Inoltre si associano tutte le tecniche di kinesiterapia e terapia fisica.


Evoluzione

Affidata all'esito dell'intervento medico-chirurgico e alla precoce attivazione di un programma riabilitativo specifico.
Risulta fondamentale per un esito positivo la motivazione dell'atleta condizione non di minore importanza rispetto all'aspetto tecnico-riabilitativo.
Nell'essere attenti al trattamento e al recupero non bisogna dimenticare che il nemico numero uno sempre in agguato sono le complicanze sia precoci sia tardive.
La gestione delle complicanze si realizza lavorando sul rispetto dei tempi fisiologici di riparazione dei tessuti interessati e dei tempi di recupero.
E' frequente, soprattutto a livello agonistico, il verificarsi di quadri disastrosi, causati dall'eccessivo accanimento nel voler velocizzare questi tempi ed avere al più presto l'atleta in campo, ma che non provocano altro che seri e irrecuperabili complicazioni.


Prevenzione

Controlli medici periodici e individuazione dei maggiori rischi specifici che lo sport praticato può provocare e conoscenza delle proprie limitazioni fisiologiche (es: lassità legamentosa, capsulare, etc.) ci permettono di agire in modo tale da contenere i rischi di traumi e infortuni articolari utilizzando ad esempio per il secondo caso allenamenti specifici per rinforzare le strutture maggiormente impegnate, nel terzo caso invece utilizzo bendaggi e tutori specifici.

L'allenamento è un fattore primordiale nella prevenzione degli incidenti grazie all'apprendimento del gesto atletico specifico, al suo controllo e al riscaldamento muscolare e articolare prima di ogni competizione (ammorbidimento articolare, risveglio della propriocettività, stiramenti).
I metodi per il rinforzo muscolare e il guadagno di ampiezza articolare e di propriocezione utilizzati in riabilitazione possono essere introdotti a titolo preventivo in ogni fase e tipo di allenamento.
E' la migliore garanzia per una prevenzione dei rischi a cui si va incontro.


Bibliografia:
- TESI DI DIPLOMA - Intervento riabilitativo nell'osteotomia valgizzante del ginocchio - Scuola per Terapisti della Riabilitazione A.U.S.L. FG/3 - candidato, Leonardo Zullo;
- Trattato di Medicina Riabilitativa - EMC, aggiornato a Dicembre 2000.

 

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