Metatarsalgie biomeccaniche
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a cura di Leonardo Zullo (Terapista della Riabilitazione)
Introduzione
Nel
mio lavoro di fisioterapista, spesso mi son trovato davanti
a soggetti colpiti da metatarsalgie biomeccaniche.
Molti di questi sono soggetti che hanno a che fare con l'attività
sportiva anche non agonistica.
Parliamo di tutte quelle attività sportive dove il contatto
(o impatto) piede-scarpa-terreno (o -attrezzo) è
frequente, peculiare.
Ovviamente rientrano anche i ciclisti, che si ritrovano
a dover cambiare spesso le scarpe, gli attacchi, le solette,
i pedali con una conseguente variazione degli assetti biomeccanici.
Ma scendiamo un po' nei particolari.
Le metatarsalgie rappresentano quadri sindromici ad eziopatogenesi
multipla, definibili per dolore localizzato in corrispondenza
di una o più teste metatarsali in regione plantare.
Si distinguono forme secondarie
a patologie di tipo degenerativo, infiammatorio, neoplastico intrinseche
al metatarso e ai tessuti molli ad esso corrispondenti.
Vi sono poi le metatarsalgie
biomeccaniche che rappresentano la maggioranza dei casi e
sono correlate ad alterazioni della funzione di carico del piede.
Occorre ricordare alcuni concetti:
il metatarso è una struttura a carico variabile, con molteplici
formule di carico che variano sia in bipedestazione e sia in monopedestazione.
Perché lapparato metatarsale possa svolgere
il ruolo di struttura a carico variabile occorre che le ossa metatarsali
abbiano normale motilità attiva e passiva. Quando un danno
patogeno trasforma il metatarso, da struttura a carico
variabile, in struttura a carico costante, si avrà
linsorgenza di una patologia biomeccanica dellavampiede.
Segni
clinici
- Dolore plantare localizzato in una o più
teste metatarsali;
- Ipercheratosi plantare (eccessivo ispessimento dello
strato corneo dellepidermide plantare) che esprime fedelmente
la zona di sovraccarico.
La metatarso falangea sovraccaricata
va incontro a fenomeni inizialmente infiammatori e, successivamente
degenerativi soprattutto a carico dellapparato capsulo
legamentoso con evoluzione a griffe e sublussazione e poi lussazione
dorsale delle dita, con aggravamento del sovraccarico: tipica
in tal senso la sindrome dolorosa acuta della II° metatarso-falangea.
Classificazione
La classificazione avviene in rapporto alla localizzazione
del momento patogenetico responsabile della trasformazione del
metatarsale in struttura a carico costante:
- Metatarsalgie distrettuali:
quando la noxa agisce a livello del metatarsale;
- Metatarsalgie prossimali e
distali quando la patologia agisce prossimalmente o distalmente
al metatarsale.
Metatarsalgie Biomeccaniche Distrettuali
Sono patogeneticamente secondarie ad una patologia
scheletrica, articolare o legamentosa propria del metatarso
a) Patologia scheletrica:
- Alterazione di lunghezza in più o in meno di uno o più
metatarsali, per esempio del III° o dei metatarsali intermedi,
comportante successive alterazioni degenerative capsulo legamentose
delle metatarso-falangee e conseguente griffe delle dita che aggravano
la metatarsalgia;
- Brevità del I°
metatarsale, anatomica o funzionale in rapporto a varismo
dello stesso (come alluce valgo);
- Fratture mal consolidate delle
ossa metatarsali possono dar luogo a metatarsalgie dirette o portare
a sovraccarico dei metatarsali contigui;
b) Patologia articolare:
Quando si abbia rigidità di una o più articolazioni
tarso-metatarsali; ciò comporta una riduzione della
motilità del metatarso ed un conseguente sovraccarico distale.
c) Patologia legamentosa:
Per lassità articolari a livello della Lisfranc
(= articolazione tarso-metatarsale) o per lassità del
legamento intermetatarsale traverso. In questi casi la metatarsalgia
è a carico dei metatarsi contigui a quello insufficiente.
Metatarsalgie
Prossimali
Sono secondarie a patologia neurologica o malformativa che
stabilizza il piede più spesso in varo ed equino.
Un alterato assetto strutturale del retropiede, quale un varo
di calcagno, può condizionare una strutturazione dellavampiede
in supinazione con sovraccarico dei metatarsali esterni; oppure
un valgo di calcagno, può condizionare un compenso in pronazione
della sottoastragalica e conseguente sovraccarico dei metatarsali
mediali.
Metatarsalgie Distali
- Per insufficienza dei muscoli interossei, estensori
delle falangi distali e flessori delle falangi prossimali condizionando
la funzione delle dita;
- Metatarsalgie secondarie;
- Per malformazioni delle dita:
clinodattilia, collo di cigno, martello ecc.
Linsufficienza può
essere primitiva o secondaria a sofferenza del nervo tibiale
posteriore o dei suoi rami, quale si ha nella sindrome del tunnel
tarsale.
Trattamento
Conservativo
L'Utilizzo di ortesi, in particolare plantari, confezionati
su misura a partire dallo studio dellimpronta del piede,
è un buon inizio.
Ma oggi è possibile effettuare unanalisi del passo,
utilizzando sistemi computerizzati che consentono un precisa
mappatura della disribuzione dei carichi in mono e
bipedestazione.
Ne consegue la possibilità di una maggiore precisione nel
confezionare le ortesi con adeguati scarichi metatarsali.
Tenendo conto che, la metatarsalgia
e la sindrome tarsiale sono simili, la sede tra tarso e metatarsi
è più o meno la stessa ed è nel punto di
snodo tra queste due strutture del piede che si distribuiscono
i carichi.
Tale disturbo può verificarsi
con risvolti molto fastidiosi negli sportivi. Per un ciclista
una possibile causa potrebbe essere ad esempio il cambio di
scarpa con suola molto rigida soprattutto se le strutture
della volta plantare si sono ormai abituate a un certo grado se
pur minimo di flessibilità per spingere sui pedali, di
conseguenza non è assolutamente detto che una scarpa vada
bene sempre per tutti.
La mesoterapia potrebbe
andare bene, ma sarebbe meglio un ciclo di laser e di
drenaggio linfatico manuale dopo il completo ciclo di meso.
La mesoterapia è
una tecnica terapeutica che si effettua usando sia farmaci tradizionali
sia componenti omeopatici, i quali vengono introdotti in piccolissime
quantità - 0.2 cc per ponfo - nella cute, in corrispondenza
delle zone malate, (qualora ci si trovi a trattare pazienti affetti
da dolore e limitazione dei movimenti) o da scolpire, (qualora
il paziente risulti affetto da adiposità localizzata).
Il laser agisce sullunità
microvascolo-tissutale, migliora lossigenazione e lo scambio
intra ed extracellulare.
Le indicazioni del Drenaggio
Linfatico Manuale sono numerose, e viene proposto per la sua
azione antiedema, (le manipolazioni specifiche del DLM
sono particolarmente efficaci per il trattamento del linfoedema),
per l'effetto analgesico (sedativo del dolore),e per l'effetto
sulle fibre muscolari lisce.
Fonte: the web
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