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Lesioni Muscolari
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a cura di Leonardo Zullo (Terapista della
Riabilitazione)
Dopo
aver parlato per molti appuntamenti dell'artrosi, e dei
problemi ad essa legati, questo mese ci occupiamo dei muscoli
ed in particolare delle lesioni muscolari.
Iniziamo subito col dire che le lesioni
a carico del muscolo possono derivare o da traumi diretti
o da traumi indiretti.
Nel primo caso, la frequenza con cui possono
verificarsi dei trumi, e quindi delle lesioni muscolari,
varia a seconda del tipo di sport praticato, ma soprattutto
in quelle discipline dove è frequente il contatto
diretto (o fisico), il trauma si realizza per impatto
diretto sul ventre muscolare.
La gravità del trauma dipende dalla violenza del
trauma stesso a dallo stato funzionale del muscolo al momento
dell'impatto. Ricordiamo che un muscolo in stato di contrazione
è molto più vulnerabile.
Nel secondo caso, trauma indiretto o per
cause estrinseche, si tratta di lesioni specifiche dell'attività
sportiva praticata, le cui cause sono ancora poco conosciute
(almeno per quanto riguarda i suoi meccanismi intimi).
L'alterato funzionamento neuromuscolare trova la
sua causa scatenante in vari fattori più o meno correlati
fra loro: disordine ionico, istochimico, metabolico o anche
genetico (fragilità muscolare costituzionale).
Il muscolo può essere sollecitato in velocità
o ampiezza del gesto mal controllato, contrazione mal collocata
nel tempo, gesto non ben coordinato, etc.: si tratta in
questo caso di una lesione dovuta a stiramento.
Il fattore scatenante può essere la fase di spinta
o di arrivo nel salto, un'accelerazione brutale o una decelerazione,
un tiro violento, un cambiamento di direzione troppo brusco.
Si tratta in questo caso di una lesione legata alla stessa
contrazione.
A queste cause si riconosce un numero di fattori predisponenti,
sui quali si può lavorare per la prevenzione.
I differenti tipi di lesione non sono
altro che gradi di diversa gravità dello stesso fenomeno
traumatico.
· Il crampo, è una
contrazione globale, brutale e potente di un muscolo, involontaria
e risolutiva.
Compare soprattutto in casi di sovraffaticamento locale
e/o disordine ionico e metabolico;
· La contrattura, è
un semplice indolenzimento esagerato con tetanizzazione
del muscolo non risolutiva;
· Lo stiramento, è uno stato risultante
da un allungamento eccessivo del muscolo che ha oltrepassato
i suoi limiti di elasticità;
· Lo strappo determina una soluzione di continuità
a livello di un piccolo numero di mio fibrille, con reazioni
vascolari locali moderate.
Questa lesione può situarsi in piena zona miofibrillare
(ventre muscolare) o nella zona mioaponeurotica (muscolo-tendinea);
· La lacerazione rappresenta
l'espressione maggiore dello stiramento con danno di un
gran numero di miofibrille. Si tratta di uno stato di "pseudofrattura".
· La rottura se è
parziale non è che una lacerazione importante.
Se è totale ha la sua entità meccanica: realizza
in effetti una vera e propria "frattura muscolare"
con un ematoma importante tra le due estremità retratte.
I frammenti non possono avere alcuna tendenza a ristabilire
una continuità nella fase di cicatrizzazione.
Trattamenti preventivi
La prevenzione si dimostra efficace agendo sui fattori predisponenti.
Il riscaldamento rappresenta una
prevenzione a breve termine: deve essere adeguatamente
lungo e progressivo in riferimento all'individuo, all'attività
sportiva e alle condizioni climatiche.
Utile abbinare anche degli stiramenti attivi e passivi.
Il riscaldamento comporta:
- Un aumento della temperatura da cui consegue una
diminuzione della viscosità muscolare e una sensibilizzazione
del sistema enzimatico;
- Un adattamento del sistema cardiocircolatorio e
quindi dei flussi locali;
- Una facilitazione della zone di scivolamento;
- Una riattivazione propriocettiva e una riprogrammazione
degli schemi motori.
L'allenamento rappresenta una forma
di prevenzione a lungo periodo.
Deve essere pianificato, ben condotto, ben dosato e soprattutto
adatto all'atleta.
La buona conoscenza della fisiologia dello sforzo non deve
permettere all'allenatore, al medico e al fisioterapista
di fare certi errori di allenamento causa di incidenti.
La fatica muscolare generale e locale non deve sfuggire:
ci sono test ed esami medici come l'elettromiografia e l'elettrocardiografia
(EMG, ECG) che possono evidenziare ogni stato di affaticamento.
Alla fine dell'allenamento è necessario un recupero
detto "attivo" che con attraverso un impegno
moderato mantenuto evita le mialgie del giorno dopo.
Allo stesso scopo sono utili i massaggi profondi (vedi i
ciclisti dopo una gara).
Il rinforzo muscolare, che è
necessario, deve essere inserito in modo armonioso nel programma
di allenamento.
Deve essere adatto alle necessità della disciplina
praticata e in particolar modo dell'atleta. Deve essere
ben effettuato da non nuocere alla performance.
Il suo obiettivo è il rinforzo armonioso sia degli
agonisti sia degli antagonisti per non creare squilibri,
per migliorare la coordinazione e assicurare una buona protezione
e stabilità articolare.
La riabilitazione è vista
sempre come un intervento medico-curativo, ma in realtà
riabilitare vuol dire sempre più "prevenire":
il fisioterapista diventa artefice di una educazione e conoscenza
di quei semplici elementi sui quali lavorare poi con l'istruttore
o allenatore, per evitare disastri che spesso non riescono
a ridare quella efficacia muscolare che l'atleta aveva prima
dell'incidente.
Più che mai a tutti i livelli sportivi e soprattutto
a livello agonistico si è dimostrata l'importanza
dei massaggi profondi post-allenamento che se eseguiti
da mani esperte riescono a ridare una buona elasticità
muscolare e prevenire ogni tipo di indolenzimento.
Per quanto concerne il mondo del fitness
e indoor cycling come potete ora capire bastano
45 minuti mal condotti e mal gestiti per provocare dei danni
più o meno gravi con esiti a breve e lungo termine.
Ancora una volta diventa fondamentale il percorso delle
certificazioni per istruttori del fitness, che devono
mirare, oggi più che mai, ad una scelta selettiva
e ponderata dei singoli elementi, al fine di evitare una
libera provocazione di danni alla salute degli utenti.
Ben venga quindi una preparazione personale che vada
ben oltre le specifiche certificazioni e relativi livelli,
che non sempre, purtroppo sono sinomini di adeguata
capacità e professionalità, anche se, a nostro
parere, maggiormente auspicabile rimane la creazione di
corsi formativi sempre più adeguati e selettivi,
in grado di sfornare personale sempre più
preparato e consapevole.
Bibliografia:
- Trattato di Medicina Riabilitativa - EMC, aggiornato a
Dicembre 2000.
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