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Artrosi
La patologia articolare più diffusa
a cura di Leonardo Zullo (Terapista della Riablitazione)

La macchina uomo è caratterizzata dalla capacità di poter eseguire delle funzioni.
Fra queste vi è la capacità di espletare un atto motorio finalistico, grazie alla capacità che i muscoli hanno di potersi contrarre, attivati dal sistema nervoso centrale, e alla presenza di strutture mobili, giunture ossee: le articolazioni.
Queste concedono, grazie all'azione dei muscoli, movimento a due segmenti scheletrici.
L'articolazione è costituita da varie componenti: osso, cartilagine, capsula articolare e liquido sinoviale.
Questa struttura, fondamentale per l'espletazione di un atto motorio, è colpita, più di quanto si possa immaginare, da una patologia molto diffusa, "l'Artrosi", processo degenerativo cronico evolutivo, che, una volta iniziato, non si ferma ed evolve progredendo (peggiorando).
Il termine artrosi, è un termine di uso comune ma che è stato semplificato dal termine di derivazione anglosassone, "osteoartrosi".
Nel processo degenerativo vengono coinvolte due componenti: la cartilagine e l'osso. Non è in ogni caso da considerarsi una patologia tipica dell'età senile (vecchiaia): essa si manifesta, infatti, in una fascia di età che va dalla quarta alla sesta decade, ma possono verificarsi casi anche prima di questa fascia.
L'artrosi è una patologia propria del condrocita, ossia la cellula della cartilagine articolare.
Quest'ultima, è una specie di gel di mucopolisaccaridi, non è vascolarizzato né innervato. Per varie ragioni il condrocita può produrre un gel di mucopolisaccaridi, alterato nella sua composizione, determinando così un'alterazione del trofismo indiretto del condrocita stesso.
Dato che il nutrimento della cartilagine articolare si realizza proprio grazie alla presenza di questo gel (attraverso la cavità articolare dal liquido sinoviale, dalla membrana sinoviale), si avrà come conseguenza di questo processo, una perdita dell'integrità cartilaginea, che provoca all'interno delle fissurazioni che portano progressivamente alla distruzione completa della cartilagine, quindi alla morte del condrocita.
Radiologicamente si evidenzia una riduzione dello spazio intra-articolare. Quando scompare completamente la cartilagine, resta l'osso.
L'osso è vascolarizzato ed è innervato, così compare il primo sintomo, il dolore che non è un sintomo precoce, le strutture ossee sono ormai già esposte, quindi l'osso deve fronteggiarsi con l'altra superficie articolare.
Le superfici stimolate dallo sfregamento cercano di ricostruire la superficie articolare, ampliandola. Questo tentativo si evidenzia nella produzione di nuovo osso che fuoriesce dal corpo dell'osso stesso, "osteofita", radiologicamente ha l'aspetto di becchi (becchi osteoartrosici).
Molto rara, ma non da eludere, l'evoluzione verso l'anchilosi dell'articolazione affetta. In linea generale questo è il meccanismo patogenetico dell'osteoartrosi.
Le articolazioni colpite sono le sinoviali, costituite da tre parti principali, osso, cartilagine e liquido sinoviale (fig. 1) e le vertebrali, presenti tra le vertebre e sono costituite dall'osso e dalla cartilagine fibrosa del disco intervertebrale (fig.2).

Fig. 1

Fig.2


Le cause

Come mai in un articolazione sana all'improvviso s'innesca il meccanismo patogenetico dell'artosi?
Le cause possono essere diverse come:

Fattore genetico: ogni individuo ha sin dalla nascita una predisposizione genetica ad ammalarsi di alcune malattie (recenti studi hanno individuato una forma di artrosi ereditaria);
Sovraccarico funzionale: a carico delle articolazioni che protratto negli anni è il fattore più importante nello scatenare il processo artrosico. Se le articolazioni sono costrette per anni a un super lavoro, magari, in posizioni errate, è logico pensare che questa situazione incida sul loro stato di salute, deteriorandole, condizione a rischio è l'obesità o la pratica di discipline sportive dove l'atleta per posizionamenti non ottimali obbliga la colonna vertebrale e le ginocchia a sopportare carichi eccessivi;
Malattie: alcune patologie endocrine e metaboliche, come il diabete, possono causare alterazioni nella struttura stessa dell'osso e della cartilagine;
Traumi: provocati, per esempio da un incidente improvviso, laddove le fratture non guarite nel modo giusto, possono originare alterazioni a carico della struttura ossea, soprattutto se queste fratture sono articolari (cioè interessano l'articolazione e la cartilagine);
Formazione di cristalli: all'interno delle cartilagini, frutto dell'aggregazione di alcune sostanze che, se presenti in quantità eccessive nell'organismo, si depositano a livello articolare. Questi cristalli, di forma appuntita e irregolare, irritano le strutture articolari, facilitando così l'instaurarsi dell'artrosi; inoltre questi depositi provocano la liberazione di particolari enzimi che alterano la struttura della cartilagine, rendendola meno resistente a reggere gli sforzi;
Invecchiamento: tutte le strutture del corpo umano con l'andar del tempo si usurano e deteriorano, articolazioni comprese, anche se in questo caso forse più che parlare di uno stato di malattia si dovrebbe parlare invece di "normali processi fisiologici d'invecchiamento";
Infiammazioni: ormai guarite, possono provocare deformazioni residue che modificano il lavoro dell'articolazione;
Alterazioni morfologiche congenite: come ad esempio un'accentuazione o riduzione delle curve fisiologiche del rachide (colonna vertebrale), aumentati gradi dell'asse femoro-tibiale a livello del ginocchio "ginocchio varo" fanno sì che il carico ponderale sia distribuito in maniera non ubiquitaria.
Il carico risulta aumentato (sovraccarico funzionale) solo su alcune parti dell'articolazione, contribuendo così alla lunga alla formazione del processo artrosico.

A proposito della storia se sia nato prima l'uovo e dopo la gallina o viceversa, su quest'ultimo punto bisogna specificare che un alterazione morfologica a livello scheletrico innesca il meccanismo patogenetico dell'artrosi e viceversa un'artrosi provoca con il tempo un alterazione strutturale (un ginocchio varo soffrirà quasi sicuramente di artrosi che a sua volta provocherà un varismo del ginocchio), quindi s'influenzano a vicenda.


I sintomi

La sintomatologia completa è caratterizzata dalla presenza di dolore associato ad impotenza funzionale, con limitazione dei movimenti, a rumori articolari, a deformazioni e difetti di scorrimento.

Dolore: il dolore, di tipo meccanico, viene esacerbato dalla fatica e attenuato dal riposo.
Si associa una difficoltà di mobilizzazione, in particolare dopo essere stati a lungo seduti o al mattino al momento di alzarsi. Questo dolore "da riscaldamento" ha una breve durata e si attenua rapidamente con il movimento, contrariamente a quanto si verifica per la rigidità delle affezioni infiammatorie;
Impotenza funzionale e limitazioni dei movimenti: nello stadio iniziale non è presente impotenza né limitazione funzionale, mentre negli stadi avanzati questa condizione particolarmente evidente si ripercuote negativamente sull'autonomia del soggetto affetto fino a sfociare eccezionalmente in un'anchilosi totale;
Rumori articolari: nella mobilizzazione possono essere percepiti dal paziente stesso degli scrosci articolari evidenziabili obiettivamente con la palpazione. Questi scrosci molto probabilmente sono dovuti all'interposizione di strutture intra-articolari e ad un'incongruenza articolare;
Deformazioni: negli stadi avanzati è presente un aumento di volume e una distrofia dell'articolazione frutto del processo erosivo;
Difetti di scorrimento: per i motivi già sopra indicati, negli stadi avanzati possono essere presenti scrosci, instabilità e più raramente blocco articolare.


Cure e prevenzione

Per l'artrosi sono in atto continuamente studi per la ricerca di un farmaco che possa agire positivamente sul processo degenerativo della cartilagine articolare, ma al momento non esiste ancora un farmaco riconosciuto ufficialmente con chiare indicazioni anti-artrosiche.
Quindi la cura della patologia non è semplice, in quanto tutti i trattamenti antinfiammatori, terapia fisica compresa, rimangono in realtà dei palliativi che agiscono sui sintomi e non direttamente sulla causa; l'unica strada da percorrere è la prevenzione, che a mio avviso spetta in primis al medico curante e poi al paziente stesso.
Tuttavia non è facile fare diagnosi precoce, proprio per quanto già detto: la cartilagine articolare non è né innervata e né vascolarizzata, quindi, quando compare il dolore, questo è già un sintomo "tardivo" di un processo degenerativo che ha già iniziato a coinvolgere l'osso, che invece è innervato e vascolarizzato.
In che cosa consiste la prevenzione?
Una volta individuati i soggetti a rischio ad esempio soggetti con alterazioni strutturali congenite (alterazioni delle normali curve fisiologiche della colonna vertebrale, alterazioni dei normali gradi di inclinazione della testa del femore per l'anca e dell'asse femoro-tibiale per il ginocchio), soggetti obesi, persone che hanno altri casi nella propria famiglia, soggetti che svolgono attività lavorative nelle quali le articolazioni sono sottoposte a stress continui, su questi si cercherà d'intervenire preventivamente. L'unica possibilità di evitare o meglio ritardare il più possibile l'innescarsi del processo degenerativo è cercare di continuare a dare nutrimento alla cartilagine con lo scopo di tenere alti i livelli di produzione di liquido sinoviale.
Come? Con la mobilizzazione: Il movimento (attività fisica) fa sì che l'articolazione continui a produrre liquido sinoviale, così facendo si continua a stimolare il meccanismo di nutrimento della cartilagine.
Quindi la medicina migliore per la prevenzione è l'attività fisica con lo scopo di mobilizzare in assenza di carico (l'allenamento con i pesi non va assolutamente bene) le articolazioni.


Economia articolare

Bisogna inevitabilmente sottolineare che la mobilizzazione (attività fisica) è indicata come prevenzione sui soggetti a rischio e come elemento utile per cercare di ritardare l'insorgere delle complicanze negli stadi intermedi (su questi l'esercizio fisico sarà molto più blando).
Attenzione a far eseguire esercizi di mobilizzazione a soggetti negli stadi avanzati del processo degenerativo!
Su queste persone bisogna invece quasi evitarlo o ridurlo al minimo (quando il processo degenerativo non avendo più cartilagine coinvolge secondariamente le superfici articolari cioè le ossa che invece sono innervate e vascolarizzate, compare il dolore, quindi insistere con la mobilizzazione non faremo altro che aumentare l'erosione delle superfici ossee che si fronteggiano come il formaggio sulla grattugia). In questi casi si procede, secondo le tecniche di economia articolare, a concedere preferibilmente solo i movimenti nei quali il paziente avverte meno dolore ma che siano soprattutto utili al mantenimento di un minimo di autonomia nelle quotidiane attività della vita.


Fitness e artrosi

Da quanto descritto è fondamentale per un istruttore saper suggerire l'attività di fitness più adatta per una persone che arriva in palestra con una diagnosi medica di artrosi.
Fitness è strettamente collegato alla gestione della patologia sia per la prevenzione sia per la gestione degli stadi intermedi e avanzati.
Il punto ora è capire se l'indoor cycling (disciplina della quale il nostro giornale si occupa) può essere praticato più o meno tranquillamente da questa persone e se, invece, non abbia addirittura controindicazioni alla disciplina stessa.

Nei prossimi articoli saranno trattati nello specifico tutte le articolazioni ponderali, colonna vertebrale compresa, e indicazioni utili su come gestire persone affette dal processo degenerativo articolare, in relazione allo stadio evolutivo della patologia.

 

Bibliografia:
- TESI DI DIPLOMA - Intervento riabilitativo nell'osteotomia valgizzante del ginocchio - Scuola per Terapisti della Riabilitazione A.U.S.L. FG/3 - candidato, Leonardo Zullo;
- ARTROSI, Come curarla e prevenirla - a cura di Cornelia Conti per Errepi News & Service con la collaborazione del Prof. Mario Carrabba, aiuto di reumatologia all'istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano - Allegato a VIVERSANI & BELLI n. 1/1997.


 

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