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Carnielli
bike: Test
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a cura di Fulvio Pugliese con la collaborazione di
Luca Meneghini
Come
si presenta: eccoci all'esame della prima bike
di colore e forma diversi, rispetto a quelli che siamo
abituati a vedere di solito.
Un bel giallo vivo fa risaltare l'aspetto solido di
questa Carnielli, la cui struttura tubolare è
piuttosto grossa e adatta a sopportare sollecitazioni
d'ogni tipo. Inoltre il disegno dei piantoni sella
e manubrio è a V, dunque alzando la sella e
il manubrio, quest'ultimi si allontanano.
Il volano, privo di decorazioni, risalta nella sua
semplicità .
Il carter è completamente carenato (unica nota
di colore nero assieme al manubrio).
Singolare la forma del manubrio, che non ha la caratteristica
mezzaluna, rimpiazzata da una sorta di maniglia centrale,
che riteniamo serva a porre il cardiofrequenzimetro.
Si distingue per il profilo rettilineo, parallelo
al terreno , tranne che nella parte finale, dove le
corna si alzano (foto 3).
Le ruote per il trasporto sono di piccole dimensioni.
 
Preparazione e assetto:
ribadiamo ancora una volta la nostra preferenza per
gli spinotti a farfalla. Anche in questa bike infatti
si è preferito ricorrere ad un sistema di manopole,
composto da un movimento di vite al quale si aggiunge
uno spinotto a molla per lo sbloccaggio.
Alla Carnielli hanno pensato di utilizzare un secondo
spinotto a vite per fissare sia il sellino sia il
manubrio, un'aggiunta alla sicurezza a nostro parere
non molto utile, ma che al contrario rende più
complesse le operazioni di regolazione della bike.
Sull'asta del sellino i fori sono sulla parte
posteriore e risulta difficile un loro utilizzo per
una regolazione a memoria, una volta settata
la bike per la prima volta.
Durante questa fase abbiamo trovato non poche difficoltà
nel trovare il giusto equilibrio tra altezza del sellino
e distanza dello stesso dal manubrio. Lo scorrimento
dell'asta di supporto in senso longitudinale infatti
è molto limitato e non consente grandi variazioni:
gli utilizzatori di media/alta statura ne sono sicuramente
svantaggiati.
Non siamo molto alti e la posizione risulta sempre
contratta e a questo non c'è rimedio, data
la scarsa escursione longitudinale del sellino.
La posizione di compromesso è comunque accettabile,
senza grossi problemi di sovraccarico sulla schiena
o articolazioni in pianura, a patto di utilizzare
come supporto per le mani la maniglia centrale; questo
però comporterà altri problemi, come
vedremo più' avanti.
Il consueto adesivo ci ammonisce sull'uso corretto
del meccanismo a scatto fisso. Avremmo preferito
che fosse maggiormente visibile poiché non
si nota molto, posto com'è sulla struttura
tubolare esterna della bike e colorato in argento.
Il meccanismo di frenata di emergenza non riporta
indicazioni di sorta e provando scopriamo che si aziona
tirando con forza la manopola della resistenza
(ci vuole molta forza).
La bike fornitaci ha in dotazione i pedali con
puntapiedi (o gabbiette). Ottimi davvero
questi ultimi: la sensazione è avvolgente e
di sicuro bloccaggio del piede.
Ancora una volta troviamo un fantasioso posizionamento
della porta borraccia, posto sulla parte anteriore
sinistra della bike, comodo per inserirci delle bottiglie
o borracce lunghe ma stranamente di diametro un po'
piu piccolo dello standard, per cui le nostre borracce
classiche non entrano.
Saliamoci sopra:
indirizzo sicuramente fitness per il sellino
di questa Carnielli.
Fin troppo morbido per le nostre abitudini spartane,
ci siamo ritrovati a rimbalzare sul soffice
cuscinetto: alla fine il risultato non è positivo,
compromettendo la fluidità e l'efficacia della
pedalata.
La seduta è piuttosto larga e adatta ad
un pubblico femminile: sicuramente gradevole per
le prime lezioni, ma ad un utente avanzato consiglieremmo
di cambiare sellino.
Pochissime vibrazioni durante la pedalata,
anche ad andature sostenute. Il movimento è
fluido, e il meccanismo di resistenza è morbido
e progressivo.

In pianura,
come gia' detto, per trovare una posizione piu'corretta,
le mani devono essere appoggiate sulla maniglia
centrale, anche se, per la sua forma a "freccia",
con le impugnature laterali inclinate, provoca un'extra-rotazione
delle braccia e un impegno delle articolazioni dei
gomiti e delle spalle.
In standing flat nessun problema, almeno per
noi che non siamo dei giganti: le ginocchia infatti
sfiorano il manubrio e siamo costretti ad arretrare
il baricentro durante l'esecuzione della tecnica;
ad andature consistenti, la distribuzione del peso
del volano ci pare un tantino inefficace, avremmo
gradito una maggiore sensazione di trascinamento (senza
esagerare).
In
sitting climb il freno si rivela progressivo
e piacevole, quasi ci invita a stringere maggiormente,
aumentando la resistenza e raggiungendo salite impegnative,
anche se si avverte una progressiva perdita di fluidità
nel movimento, provocata anche dalla leggerezza del
volano (intesa come distribuzione del peso).
Incrementiamo ancora la resistenza e saliamo in standing:
qui le cose peggiorano sensibilmente. La geometria
del manubrio ci tiene troppo bassi con la schiena,
probabilmente è studiato per lavorare con i
gomiti in appoggio ed una regolazione alta quanto
o più della sella. Siamo costretti ad arretrare
nuovamente la posizione del baricentro .
Sicurezza: la bike è solida e stabile
anche ad andature consistenti, i puntapiedi
sono tra i piu' avvolgenti che abbiamo avuto occasione
di provare . Il meccanismo di emergenza si attiva
tirando verso l'alto la manopola della resistenza,
ma è necessaria davvero molta forza (pensiamo
alle nostre allieve, magari magroline) e la frenata
non è immediata; il funzionamento del meccanismo
non è spiegato.
Positiva ma poco visibile la segnalazione della presenza
di un meccanismo a scatto fisso.
Pulizia: non
abbiamo rilevato particolari critici. Da notare che
il meccanismo centrale e la catena sono completamente
chiusi, cosi' da facilitare la pulizia e riparare
maggiormente gli ingranaggi dagli agenti ossidanti
e incrostanti.
Trasporto: le ruote sono di piccole dimensioni
e una volta sollevata su di loro, la bike a noi in
dotazione non era facilmente trasportabile. Lo segnaliamo
per quelle palestre che hanno la necessità
di spostare spesso le bike.
Complessivamente:
sufficiente, ma non eccellente a nostro parere, questa
Carnielli.
Problemi di posizionamento sulla bike dovuti alle
geometrie e alla scarsa escursione longitudinale del
sellino sono rilevanti, soprattutto per persone di
statura medio alta, mentre quelle piccole invece pedaleranno
con il manubrio più alto della sella.
Al contrario, e questa è la particolarità,
le persone molto alte si troveranno piuttosto bene
a causa del disegno a V (stile v shape della race)
che distanzia molto sella e manubrio alzandoli parecchio.
Fluida nel movimento anche in velocità, si
inceppa un poco in salite consistenti.
Di nuovo le geometrie la rendono scomoda in pianura,
provocando una posizione delle braccia innaturale
e standing flat e utilizzabile solo da avanzati in
standing climbing.
La bike risulta sicura, con segnalazioni e meccanismo
di frenata d'emergenza sufficienti ma migliorabili.
Da notare le ruote molto piccole e poco funzionali.
Nel complesso la consideriamo adatta ad un uso
casalingo, meno per un utilizzo "fitness
da centro indoor".
Punti di forza:
poco rumorosa, fluida fino alle salite più
impegnative, buona la resistenza, molto solida, ottimi
puntapiedi.
Punti 50/50:
sellino troppo morbido per allievi avanzati, resistenza
poco fluida su salite impegnative Posizionamento dei
buchi per le regolazioni della sella alto basso e
avanti indietro a tre cm di distanza, li avremmo fatti
più vicini.
Punti critici:
difficile posizionamento in sella per persone medio
alte, scarsa escursione longitudinale del sellino,
posizione innaturale in flat, difficoltà in
standing flat, e in stand climbing.
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