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Editoriali
> editoriale aprile 2006
La
guerra dei Roses
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di Marianna Mangone
Nella
nuova palestra dove mi sono appena iscritta nello
spogliatoio femminile ogni sera si consuma un dramma.
Ho scoperto che la classe delle 19.30 della sala fitness
è spaccata in due fra le sostenitrici dello
step coreografico e le fans della tonificazione gag.
A quanto ho capito il povero istruttore, dopo essere
stato tirato a destra e manca per la giacchetta, ha
deciso stoicamente di optare per l'alternanza delle
due lezioni, ma sembra che nemmeno questo sia servito
a rassenerare gli animi.
Così alla fine della lezione la fazione sconfitta
insorge negli spogliatoi recriminando l'inutilità
del lavoro appena fatto e l'ignoranza in materia di
fitness delle altre ragazze giustamente felici e soddisfatte.
La vicenda, lo immaginerete,
è uno spettacolo imperdibile ed esilarante:
madri di famiglia, giovani studentesse universitarie,
commesse dei negozi, professioniste in carriera che
smessi i panni della quotidianietà discutono
animatamente in mutande e reggiseno dell'importanza
della tonificazione e dei pesetti o dell'irrinunciabilità
della coreografia.
Le vedi arrivare trafelate in palestra, aspettare
nei corridoi il malcapitato istruttore e marcarlo
stretto fino all'ingresso degli spogliatoi sottoponendolo
ad un vera e propria torura psicologica: " Che
fai stasera?"e all'inevitabile risposta: "e
no, l'abbiamo già fatta la settimana scorsa!"
"Ora vado in direzione a dire che non si può
andare avanti così".
Sarebbe troppo semplice
consigliare alle mie colleghe la soluzione più
logica da adottare i casi simili, ovvero non partecipare
alla lezione che non piace. La questione in fondo
è molto più sottile e insidiosa di quello
che sembra apparentemente: in gioco ci sono la supremazia
nella classe, la voglia comunque di monopolizzare
il corso con la lezione che più piace, ma soprattutto
il più scontato dei pensieri, io ho pagato
quindi pretendo il servizio che voglio.
Nei grandi centri il problema si avverte di meno:
ci sono più sale, le lezioni sono tante e tutte
diversificate, ed è sicuramente più
semplice riuscire a soddisfare le esigenze di tutti.
addirittura, in centri particolarmente concentrati
sull'Indoor Cycling le lezioni sulla bike sono catalogate
in base al profilo proposto (endurance, strenght,
etc.) e non c'è mai il rischio di sbagliare.
Nei centri più
piccoli la questione è sicuramente più
di diffusa: le sale sono poche, o addirittura una
sola, e bisogna spartiserla fra fitness, Indoor Cycling
e balli latino-americani, e alla fine un po' tutti
vengono sacrificati in termini di quantità
e qualità. Spesso poi i proprietari pur di
pubblicizzare la nuova disciplina scoperta all'ultima
fiera del fitness rivoluzionano gli orari delle lezioni
creando malumori e disaffezioni. Non molto tempo fa
ricordo che nel mio centro il proprietario si fissò
che doveva lanciare la Zumba tutti i costi, rivoluzionò
gli orari e la impose alla lezione delle 8 di sera,
piena zeppa di maniache della tonificazione.
La lezione si svuotò in poco tempo, lasciando
solo quelle cinque o sei appassionate del genere.
Ovvio che nel giro di pochi mesi la Zumba fu un lontano
ricordo, ma si trascinò dietro il malumore
di quelle sei appassionate che dovettero emigrare
in altro loco e la difficoltà dell'istruttore
di ricostruire il gruppo precedente.
Creare un buon
"palinstesto" nelle palestre non è
quindi semplice, soprattutto quando è piccolo
e la struttura non offre molto spazio. Occorre intelligenza,
un giusto dosaggio delle varie discipline, prestando
sì ascolto le esigenze dei clienti (soprattutto
delle clienti), ma senza lasciarsi troppo trasportare
dalle novità o dai facili entusiasmi del momento,
altrimenti si rischia solo di perdere clienti e far
scadere la qualità del centro.
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