|
Home
> Alimentazione
Una
fame... da morire!
__________________________________________
A cura di Rita Sgnaolin
Ha collaborato Marianna Mangone
Perchè
parlare di disturbi alimentari in un giornale di indoor
cycling... è stata questa la domanda che mi sono
posta quando mi è stato proposto l’argomento
per un nuovo articolo... in fondo si tratta di un argomento
molto delicato, dai profondi risvolti psicologici prima
ancora che clinici, e che a volte viene sottovalutato per
importanza e conseguenze.
Eppure troppe volte vediamo nelle sale delle nostre
palestre ragazze emaciate che fanno sport in modo estenuante,
ragazze che montano sopra la bike e non scendono se non
dopo aver pedalato per tre ore consecutive, ragazze che
a malapena si reggono sulla proprie gambe, e non sempre
sappiamo renderci conto della gravità della situazione
che abbiamo di fronte.
Io non sono un medico, ma una semplice
volontaria presso un centro specializzato nella cura delle
malattie legate all’alimentazione, eppure in pochi
mesi di contatto quotidiano con questa realtà mi
sono resa conto che, oltre ai luoghi comuni, esiste
un mondo di persone che soffre davvero e che spesso avrebbe
bisogno solo di essere ascoltata e capita... perchè
nell’anoressia come nella bulimia e in tutti disturbi
legati all’alimentazione il nodo centrale,
il comune denominatore è sempre la vergogna:
vergogna del proprio corpo che si traduce inevitabilmente
in una alimentazione anormale e che porta a sua volta alla
vergogna di mangiare davanti agli altri, alla vergogna di
cedere al peccato di gola, alla vergogna di comprare (o
di farsi vedere mentre li si acquista) gli alimenti proibiti,
alla vergogna di instillare negli altri anche il minimo
sospetto della malattia.
Non è un caso infatti che spesso chi soffre
di disturbi dell’alimentazione sembri apparentemente
una persona quasi perfetta, sana ed equilibrata,
attenta alla linea e alla forma fisica: delle piccole superdonne
(o superuomini) che, nel cercare disperatamente di mostrarsi
per quello che non sono, si rinchiudono nelle proprie ansie
e nelle proprie paure, rinunciando cosí a vivere
la propria vita.
Eppure a volte basterebbe sapere
di non essere soli, di poter contare sulla comprensione
di altre persone, e soprattutto, sul sostegno psicologico
e terapeutico di personale specializzato... sí perchè
da queste malattie si può e si deve guarire, ma è
sbagliato ed illusorio pensare di poterlo fare da soli,
magari confidando in cambiamenti significativi della propria
vita (il matrimonio, la nascita di un figlio).
Come in tutte le malattie, infatti, la guarigione
non può prescindere da un’adeguata terapia
medica, che sia opportunamente bilanciata fra sostengo
psicologico e terapia clinica.
In primo passo può essere recarsi in un Centro
specializzato, anche se purtroppo non sono molti,
o chiedere al proprio medico curante, oppure andare
in un consultorio della propria zona... l’importante
è non abbandonare le ricerche al primo ostacolo,
consapevoli che sarà sicuramente difficile trovare
un terapeuta verso il quale dare la vostra fiducia, ma che
non è per questo impossibile.
Anche la Rete in questo può essere d’aiuto:
esiste attualmente in Internet un luogo virtuale dove le
ragazze o i ragazzi affetti dai disturbi alimentari, nonchè
i loro familiari, possono postare, attraverso un forum supervisionato
da una psicologa specializzata, per parlare dei propri problemi
trovando non solo un sostegno morale ma anche risposte tecniche
e psicologiche approfondite sull’argomento (www.positivepress.net/Aidap).
Perchè quindi parlare di disturbi
dell’alimentazione in un giornale di indoor cycling...
perchè a volte basterebbe scendere dal palchetto
e avvicinarsi a quella ragazza un po’ isolata che
ha appena finito la sua seconda ora e magari scambiare due
chiacchiere, dare il consiglio giusto in maniera indiretta,
mostrare un minimo d’interessamento che potrebbe portare
ad una richiesta d’aiuto... perchè alle volte
basterebbe richiedere un certificato medico più approfondito
di quello di “sana e robusta costituzione”,
o una visita medica più accurata per evitare il peggio...
perchè di queste malattie spesso ci si dimentica
che si può morire, e che l’informazione e la
conoscenza non saranno mai abbastanza se in gioco c’è
la possibilità di salvare anche solo una di queste
giovani vite...
|